Anche i robot evadono il fisco

Androidi: automazione intelligente e personalità elettronica diventano proposta di legge

“Un robot non può recar danno a un essere umano nè può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano venga danneggiato.”

Recita così la prima delle tre leggi della robotica, ideazione del letterato ceco Isaac Asimov, a cui la Comunità Europea si è ispirata per comporre una proposta di legge “sui generis”: facciamo pagare le tasse ai robots!.

Poco prima che il Regno Unito decidesse di uscire dall’Unione Europea scatenando il fenomeno Brexit, a grande richiesta degli Stati membri, dal Parlamento arrivava dunque una nuova mozione: introdurre uno status fiscale per robot ed androidi. La personalità elettronica, secondo la Commissione affari giuridici dell’organo istituzionale europeo, consentirebbe infatti di limitare i danni economici causati dal contesto di crescente disoccupazione in cui la terza rivoluzione industriale e dunque la robotica, sono andate ad inserirsi.

È vero che i robot toglieranno il lavoro a 2 italiani su 3?

Dal Frankestein di Mary Shelley ed i romanzi futuristici di Isaac Asimov, al mito classico di Pigmalione, passando per la storia del Golem di Praga, mostro spaventoso della tradizione ebraica, ai robot del dramma fantascientifico di Karel Čapek, che ha dato nome ai primi androidi: potremmo affermare che la società ha da sempre fantasticato sulla possibilità di costruire macchine intelligenti, se non veri automi con sembianze umane. Ma adesso che i processi di automazione iniziano a coprire una percentuale sempre più alta di attività, si manifesta l’esigenza opposta, ossia regolamentare e dunque in un certo senso contenere, i rami più evoluti dell’Industry 4.0.

Catturarobot

L’automazione in Italia, secondo il rapporto 2016 dell’Osservatorio dell’Industria Italiana dell’Automazione (ANIE- associazione nazionale industrie elettrotecniche ed elettroniche), è dettata in prevalenza dai principi dell’Internet of things ed avrebbe comportato un aumento corrispondente al 7% del fatturato annuo di medie e piccole aziende sul territorio.

Dati confortanti, ma poco incisivi se confrontati con quelli relativi al giovamento tratto dall’intera Unione tra il 2010 ed il 2014. É stato infatti registrato un incremento senza pari nelle vendite annuali di robot: dal 17% al 29%.

Assodato che l’industria elettronica ed elettrica rappresentino i principali motori della crescita del continente, è ora necessario riconoscere i rischi che si celano dietro la nuova rivoluzione. Come riportato da un paragrafo dell’ introduzione al documento presentato lo scorso 31 Maggio in Parlamento:

Visto e considerato che il genere umano abbia già varcato le soglie dell’era dei robots, android, bots e le altre manifestazioni della cosiddetta “intelligenza artificiale” (AI), e che questi meccanismi di automazione lascino presagire uno sconvolgimento che presumibilmente interesserà ogni strato della società, è fondamentale per le Istituzioni Comunitarie, iniziare a considerare tutte le implicazioni della Terza Rivoluzione Industriale.

Tra le suddette “implicazioni” vi sarebbero anche le responsabilità civili per i proprietari delle macchine e gli oneri sociali legati all’attività automatizzata, che a parere di molti, finirà con il sostituire integralmente la forza lavoro umana. La proposta della Commissione affari giuridici contempla quindi un registro ed un fondo assicurazione per i robot più evoluti, quelli in grado di svolgere mansioni routinarie, più sensibili allo sviluppo tecnologico.

L’OECD (Organisation for Economic Cooperation and Development), nel suo ultimo rapporto biennale sulla crescita, sostiene però che l’incidenza dell’automazione sull’organizzazione del lavoro, sarà inversamente proporzionale al tasso di scolarizzazione della popolazione. Questo significa che livelli d’istruzione sempre più alti, condurranno alla formazione di una manodopera sempre più specializzata e non sostituibile.

Secondo l’Organizzazione, in 21 Paesi europei solo il 9% degli impieghi è destinato ad essere svolto integralmente da macchine, per cui il problema non sussiste ed i robot potranno continuare tranquillamente ad “evadere il fisco”.

Valentina Barretta